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 Dialogo tra un socialista e un fascista (parte 2)...

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Sabb1o
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MessaggioTitolo: Dialogo tra un socialista e un fascista (parte 2)...   Lun Dic 22, 2008 11:09 pm

FASCISTA: Salve,
Scusa se ti rispondo ora, ma avevo degli impegni.
Come risposta alla tua seconda domanda, potrebbe bastare l'incontrovertibile realtà che dal '43 in poi l'Italia è stata peggio: dai misfatti di Badoglio che fece in 45 giorni più morti per repressione che il fascismo in 20 anni, al tradimento perpetrato dal Re l'8 di settembre, alle migliaia di vittime dei partigiani comunisti (e, anche tu ammettessi che i fascisti se lo meritassero, certo non potrai dire lo stesso dei vari civili o religiosi o anche partigiani vittime di vendette politiche o personali), al vergognoso trattamento subito dai profughi giuliano-dalmati (che l'opinione pubblica tacciò di fascismo per esser sfuggiti vivi alle foibe), a 5 decenni di politica eterodiretta (dalla NATO o dall'URSS) e di magna magna democristiano e craxiano, al terrorismo di stato ordinato dalla CIA che strumentalizzò giovani di entrambe le parti (BR, NAR), e fece decine e decine di morti, all'odio di parte che uccise dei ragazzi solo perché di idee diverse dalle proprie senza vedere il nemico comune, alla caduta della Prima Repubblica in un mare di fango e vergogna, mentre la criminalità organizzata aveva via libera, anche d'infiltrarsi nella politica e guidarne le sorti, fino ad arrivare ai giorni nostri dove i nostri soldati sono inviati a morire per il petrolio degli altri e la cleptocrazia berlusconiana non trova nessun avversario decente non dico a respingerla ma a fronteggiarla, e gente come la Carfagna o Luxuria bestemmia le cariche istituzionali.
Se questa è la democrazia, io, se permetti, mi tengo il regime mussoliniano, che avrà avuto innegabilmente vari difetti, ma rimane pur sempre migliore di 65 anni di Repubblica (Asociale) Italiana.
Circa i punti da te presentati, riassumendoli sostanzialmente in due:
Primo punto (la sconfitta bellica): la guerra a fianco dei Tedeschi fu un errore, senza dubbio, ma bisogna tener presente che quando Mussolini entrò in guerra sperava che questa sarebbe finita di lì a poco. Altro errore fu quello di non puntare i piedi a fianco della Germania nel 1939, in modo da ottenere la restituzione di Danzica alla Germania, evitando un conflitto d'ampia portata. Difetti simili tuttavia, che paiono scontati col senno di poi, furono commessi da tutte le nazioni.
Quanto alle magagne militari, esse erano le stesse che si trascinavano fin dal Risorgimento, ovvero vertici di comando incapaci, pessima gestione logistica, mancanza di preparazione a un conflitto di ampia portata. Queste colpe non possono essere addebitate al fascismo, quanto a tutta la struttura dell'Italia liberale e monarchica che era sopravvissuta ampiamente alla Marcia su Roma e sopravviverà anche alla guerra civile, semplicemente cambiando camicia (da azzurra a nera a bianca), per continuare a gravare sull'Italia del dopoguerra.
L'Italia fascista aveva vinto in Etiopia superando i problemi di sostenere una guerra a migliaia di km dalla madrepatria, contro un esercito doppio per numero e armato da Francia, Svezia e Gran Bretagna (se l'Etiopia fosse stata un nemico così debole come certa propaganda antifascista suggerirebbe, non si vede come mai sarebbe dovuto rimanere indipendente quando il resto dell'Africa, comprese zone totalmente improduttive, era stato spartito dalle grandi potenze europee). Inoltre fu l'aiuto militare dell'Italia (oltre che della Germania) a risultare determinante per la vittoria di Franco in Spagna. Una Guerra Mondiale non era prevista prima del 1942, e l'Italia si stava comunque preparando al conflitto, sia pure non abbastanza e con varie inefficienze, tanto da essere ad ogni modo una delle maggiori potenze militari mondiali (dopo URSS, Germania, USA, Giappone, Gran Bretagna, Francia e Cina), specie per quanto riguarda la flotta.
Secondo punto (l'assenza di libertà): il fascismo fu un regime relativamente incruento (31 giustiziati in 20 anni, di cui i più erano indipendentisti sloveni del TIGR), con importanti restrizioni alla libertà politica, più che non civile. Non voglio fare un paragone con l'URSS, che sarebbe troppo facile, ma qualsiasi repubblica socialista dell'Europa Orientale fu molto più liberticida e tirannica. La libertà religiosa era garantita (il Fascismo non perseguitò mai nessuno per la propria appartenenza religiosa) e anche le libertà personali erano maggiori che in molti paesi democratici dell'epoca: es. la Francia aveva la pena di morte, l'Italia no, eccetto per i tribunali speciali, i quali ne comminarono molte meno di un qualsiasi stato degli USA!); es. in Gran Bretagna l'omosessualità era proibita e gli omosessuali perseguitati, in Italia no; es. la Svezia e gli USA (dai tempi di Roosevelt) praticavano l'eugenetica, l'Italia no;
la libertà intellettuale non era poi così repressa se nelle università docenti comunisti e liberali insegnavano apertamente allevando una generazione di antifascisti, e ancora in piena RSI il comunista Concetto Marchesi era nominato rettore di Padova; tutti questi docenti (tranne 14) giurarono fedeltà al regime, e nel questionario sulla classificazione razziale molti non esitarono a denunciare spontaneamente i colleghi (il che la dice lunga sulla loro coerenza). Benedetto Croce non ebbe problemi di sorta, neanche a pubblicare il suo Manifesto degli Intellettuali Antifascisti (anzi! incontrò molti più problemi a diffondere le sue idee Julius Evola, critico del fascismo da destra); D'Annunzio fu emarginato per motivi politici, essendo egli un pericoloso rivale per il Duce. Non mi risulta che uguale trattamento sia stato usato a Giovanni Gentile e Goffredo Coppola.
Quanto alla libertà politica, il Partito Nazionale Fascista non aveva un'ideologia ben determinata, come poteva essere quella marxista, rimanendo quindi aperto in sé al dibattito tra correnti. Dunque una certa libertà di critica permaneva, basta pensare alla Fronda e ai Littoriali della Cultura, in cui molti giovani fascisti premevano per un fascismo più rivoluzionario, criticando i cedimenti borghesi e conservatori del regime (inevitabili data la presa di potere morbida). Leggendo le posizioni di Cantimori, Evola, Ricci, Gentile, Farinacci, Bottai, emergono posizioni diversissime tra loro. Il regime fascista, ben lungi dal promuovere il pensiero unico, fu molto pragmatico nell'azione e, nei fatti, un laboratorio di diverse idee politiche, sociali ed economiche.
Infine, riguardo alle Leggi Razziali, concordo che sia stato un grave errore, nonché un tradimento, visto che la maggioranza degli ebrei (se si escludono alcuni che furono tra i più veementi antifascisti) era monarchica e fu filofascista fin dalla Marcia su Roma. Il PNF ebbe caduti, deputati ma anche un ministro (Guido Jung, Ministro delle Finanze e volontario in Etiopia) ebrei. Ebrea era anche l'amante e biografa di Mussolini, Margherita Sarfatti. Quando si dovette donare l'oro alla Patria, la Sinagoga di Roma votò 95% per consegnare la grande Menorah d'oro. Per questi motivi, ritengo che furono un tradimento oltre che un errore, e come me la pensano molti fascisti di oggi. Non esisteva in Italia un antisemitismo come quello francese o tedesco, di matrice per altro capitalista e borghese, non fascista (preesisteva al fascismo, come dimostrano, tra l'altro, l'affaire Dreyfus, i Protocolli dei Savi di Sion e Henry Ford). Al limite esisteva un antigiudaismo di stampo religioso proprio a pochi (Preziosi, Farinacci, Murri).
Le leggi razziali furono introdotte per fare un favore alla Germania, e molti intellettuali si scoprirono "razzisti" per piaggeria, non ultimi futuri campioni dell'antifascismo come Giorgio Bocca e Amintore Fanfani. Tuttavia, bisogna anche far notare che leggi razziali erano più lenienti per quegli ebrei discriminati (appartenenti al PNF o veterani di guerra e familiari), ovvero buona parte degli ebrei italiani (iscritti al partito in percentuale superiore ai non-ebrei), come ammise e fece notare Hannah Arendt (cfr La Banalità del Male). Mussolini non solo si rifiutò di deportare gli ebrei, ma fece proteggere dall'esercito tutti quelli che si trovavano nelle aree d'occupazione italiana in Francia e nei Balcani, trasformando presto queste zone in porti franchi per gli ebrei. In questo modo diede l'esempio anche ad altri Paesi come l'Ungheria di Horthy e la Bulgaria. Gli ebrei furono poi deportati dai Tedeschi dopo l'8 settembre, ma molti furono nascosti e salvati dagli Italiani, anche fascisti, come Perlasca oppure Almirante (che a fine guerra fu nascosto alle rappresaglie comuniste da un suo amico ebreo che ricambiò).
Il problema è che qui si usano (come sempre con noi) doppi pesi e doppie misure. Così, ai fascisti vengono continuamente addebitati e rinfacciati gli errori commessi nel passato, mentre nessuno si sognerebbe di chiedere a Ferrero o Vendola di chiedere scusa per i crimini di Togliatti (delatore dei suoi compagni in Russia alla Ceka) o dei repubblicani spagnoli o di Tito. (Non sto a citare Stalin e Mao, tanto ormai conosco la solita solfa, per cui essi non sarebbero "veri" comunisti – facile smentire così!). Noi non neghiamo il passato, ma rivendichiamo il fatto di aver imparato dai nostri errori. Et de hoc satis. Ti spiegherò prossimamente che cosa vuol dire per me il fascismo.
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MessaggioTitolo: la mia risposta   Mar Dic 23, 2008 2:07 am

Anche se sono contento di vedere una risposta aliena da ogni "luogo comune" storico, credo che ci siano comunque alcune precisazioni da fare a tal proposito. Non era mia intenzione rispondere e intavolare una discussione con certa gente ma non vorrei che passassero alcuni concetti che è bene chiarire.

1) "fascisti premevano per un fascismo più rivoluzionario, criticando i cedimenti borghesi" . Il concetto che la new fascist generation ( NFG ) vuole far passare è che SOLO il fascismo delle origini, quello rivoluzionario, quello che contesta il modus vivendi borghese è IL vero FASCISMO! FALSO. Premettendo la storica e oggettiva difficoltà di rintracciare una VERA linea politica fascista, dal momento che molti furono i cambiamenti di rotta e di orizzonti politici del Fascismo e del suo padre putativo, è bene distinguere la storia del movimento in alcune grandi fasi. La prima è quella dei Fasci di Combattimento: formazione REPUBBLICANA, SOCIALISTA e alternativa al PSI. La seconda è quella dei Blocchi Nazionali: il PNF ( ex Fasci di Combattimento ) muta le proprie posizioni politiche ( da Repubblicani a Monarchici, tanto per dirne una ) e accetta l'entrata nei blocchi nazionali accanto a liberali e popolari. E' in questa fase che il Fascismo diventa la Soluzione per il "padronato" italiano di sedare e reprimere con forza i sussulti popolari delle Leghe Rosse che "svegliavano" i lavoratori di tutta Italia. Il fascismo viene così aiutato e foraggiato per eliminare l'ingombrante ombra socialista. Finanziatori? Grandi proprietari terrieri, grandi industriali, ambienti della massoneria ( già, la stessa che fingerà di combattere successivamente ), etc. Terza fase è quella del Ventennio e dell'orrendo e schifoso bagaglio di crimini e di atrocità che dopo analizzeremo.
Il fascismo è stato, dunque, una bolla di apparenze e di propaganda: si combatteva la borghesia a suon di lotte culturali ( si veda ad esempio il tentativo di sostituire il borghese LEI con il più "fascista" VOI ) pur avendo ricevuto enormi finanziamenti dal padronato italiano. Più che Leone della Borghesia il Fascismo è stato il suo Cagnolino da guardia: l'ha semplicemente preservata dagli attacchi rossi!

2) "il fascismo fu un regime relativamente incruento". FALSO. A meno che tu non voglia discutere sulla quantità o sulla "qualità" delle vittime del fascismo ti faccio presente che alla RELATIVA INCRUENZA del tuo regime è bene sommare la relativa mancanza di libertà di espressione, di insegnamento e di associazione. L'annullamento di tutte le libertà è avvenuto tramite distruzioni, assassinii, intimidazioni e confini; una volta "educati" gli oppositori è facile evitare di ammazzarli. Eloquente è il caso di Matteotti che nel 1924 denunciò alla Camera ( http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o6856 ) violenze, intimidazioni e devastamenti ( compiuti con il bene placet delle istituzioni del tempo: la borghesia, per intenderci ) perpetrate dai fascisti ai danni dei candidati socialisti. "Casualmente" Matteotti viene assassinato 1 mese dopo.

3) "si usano (come sempre con noi) doppi pesi e doppie misure" . Non credo proprio. Come critichiamo i crimini del nazifascismo, critichiamo anche quelli di Stalin e di Tito. Sono state tragedie del passato, aberrazioni contro il genere umano che dobbiamo tenere ad eterna memoria per evitare che ritornino con la fine della memoria storica! Il problema è che personalmente non ho mai trovato formazioni organizzate che si rifacevano a Tito o a Stalin ( a parte qualche sparuta, irrisoria e ridicola formazione ) mentre di formazioni inneggianti al Fascismo e alle sue idee ( in testa FN ) ne troviamo in gran quantità e molto più ben radicate. Scusateci, pertanto, se non critichiamo abbastanza i difensori di Tito e Stalin. Il problema è che non ne vediamo in giro! Quando ce ne saranno saremo ben lieti di utilizzare un solo peso e una sola misura: la storia.

4) Errore di metodo: riabilitare il Fascismo perché esperienza politica tra le meno tragiche del '900. L'attuale "Repubblica (Asociale) Italiana" (sic!) avrà sicuramente i suoi limiti ( tra l'altro alimentati anche dalle vostre formazioni, vedi STRATEGIA DELLA TENSIONE ) ma guai a toccare i principi che la sorreggono: la Costituzione. E' compito di noi cittadini fare sì che questi vengano rispettati ed è compito di tutti gli italiani costruire su questa un futuro migliore per il nostro Paese. Paventare vigliaccamente un ritorno ad anacronistiche posizioni è francamente ridicolo.

4 punti sono pochi per delineare un'ampia critica al Fascismo e alle sue assurdità. Mi sono limitato a sottolineare gli errori più grossolani e interessanti da commentare ( la vostra fantasia non ha limiti ). Il resto non c'è bisogno di tirarlo nuovamente in ballo: il fascismo è stato già giudicato dalla storia.
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